BIBLIOTECARI: UNO, NESSUNO, CENTOMILA

Non si sa più come difendere la dignità delle biblioteche e dei bibliotecari, pubblici e non.

Chiunque, con altezzosa convinzione, crede di impartire lezioni all’ormai “inutile” bibliotecario i cui tempi “migliori” sono, a loro dire, ormai passati.

“A che servono le biblioteche? Tante sono le alternative ad esse!” ti esprimono con vigore.

E ti argomentano tutto così bene che tu a tratti cedi dinnanzi alle loro inscalfibili tesi. O semplicemente lasci perdere, perché sarebbe troppo complicato spiegare. Troppo complicato e troppo idealista seminare qua e là un po’ di sana consapevolezza.

Allora ti fai questo discorso ingarbugliato e contraddittorio (per oggi hanno vinto loro insomma!):

è necessario modellare i propri servizi sugli utenti (si, ma fino a che punto?), indagare quali siano le aspettative che questi ripongono sulla biblioteca (queste aspettative corrispondono al modo in cui pensiamo il nostro ruolo e la nostra funzione educativa? E se viaggiamo su binari differenti?).

In questo rimodellamento è comunque fuor di dubbio la funzione educativa della biblioteca, che difendiamo strenuamente. Mi sembra che però oggi per il bibliotecario ci siano 1000 ruoli, ma alcuni piuttosto indefiniti.

Ci sono, per esempio, nicchie di utenti i cui bisogni la biblioteca non riuscirà mai a soddisfare? O che non riesce ora a soddisfare? Certo, la mutevolezza dei tempi non aiuta. Credo che la progettualità, il fare, che con il fare si esplica, le nuove capacità mnemoniche e cognitive (prodotti delle nuove tecnologie) debbano richiamare sempre più la nostra attenzione.

Una definizione di ciò che la biblioteca e il bibliotecario possono concretamente fare oggi, ancora, secondo me, stenta a questo proposito ad emergere.

E le biblioteche silenziose…ancora reggono al dinamismo, alla voglia di condivisione e conversazione, degli utenti? La conoscenza è ancora subordinata al silenzio? Io la immagino sempre più spesso come il fulcro di molteplici connessioni, e di stimoli che passano velocemente, sedimentando nel nostro cervello minuscole briciole, provenienti dalle fonti e dai luoghi (web e no) più disparati e impensabili.

Il bibliotecario è mediatore, sì, ma riesce a stare dietro a tutto questo?

Quale il ruolo della biblioteca in una realtà per esempio atipica (basata su un tipo di apprendimento differente) in cui i libri non sono la fonte principale da cui trarre conoscenza?

Allora, come difendere la dignità delle biblioteche, e rimanere quindi bibliotecari fedeli ai nostri principi?

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Biblioteche Abbandonate

Tanti discorsi sulle biblioteche che si svuotano: ecco come potrebbero apparire fra qualche anno le nostre amate raccolte librarie! Alcune immagini selezionate per voi da Librarea: la prima serie documenta la triste sorte di una biblioteca pubblica nell’ex-unione Sovietica, che dopo il crollo non è più stata convertita o riutilizzata. La seconda serie di foto, che ritrae invece una biblioteca pubblica americana a Detroit lasciata al suo destino, è stata leggermente ‘modificata’, con la sovrapposizione di immagini d’epoca che mostrano il luogo ancora attivo e funzionale. Visibile anche la tessera-prestito di un anonimo lettore, nato nel 1955. Godetevi queste tristi, ma anche affascinanti immagini!

There’s a lot of talk about libraries losing customers: this is what our beloved book collections might look like in a few years! Some pictures selected for you by Librarea: the first set documents the sad fate of a public library in Russia. After the fall of the former regime, the building was never converted nor reused. The second set of photos, which portrays an American public library in Detroit, has been slightly ‘modified’ by adding period photos that show the building when it was still active and functional. There is even a library card of an anonymous reader born in 1955. Enjoy these sad though fascinating photos!

Ex Urss

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Detroit, USA

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Cara biblioteca, ti amo…

love-letters

Si sa… le biblioteche, e le istituzioni culturali in genere, sono in pericolo. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Ma ogni tanto spunta qualche bella iniziativa che vorrebbe sensibilizzare sulla loro importanza e sulla necessità che esse non chiudano.

E’ il caso della Scozia, che, in occasione del Book Week Scotland, che si terrà nei prossimi giorni, ha scelto di lanciare una campagna chiedendo ai lettori di inviare lettere d’amore alla loro biblioteca preferita, dove queste verranno esposte. Hanno aderito all’originale iniziativa anche molti importanti scrittori, le cui lettere saranno pubblicate sul The Guardian.

Oltre al ruolo essenziale dell’accesso generalizzato alla cultura, quale significato hanno per noi le “nostre” biblioteche? Quali ricordi personali fluiscono da esse? Quali cambiamenti hanno apportato nella nostra vita? Le biblioteche hanno un ruolo speciale nella nostra comunità?

Molte altre domande potrebbero nascere, e altrettante, differenti, risposte ne potrebbero scaturire, legate al vissuto di ognuno.

Scopriremmo anche come le nostre storie e quelle racchiuse nei libri, a volte si intreccino indissolubilmente. Questi i bibliotecari lo sanno bene: ogni libro che ritorna e che viene riposto nello scaffale è ogni volta un po’ più “pesante”, più vecchio, più logoro.

Ogni biblioteca è la nostra memoria, la memoria della nostra comunità e dell’umanità intera. “Senza le biblioteche non abbiamo né passato né futuro”, nelle parole di Ray Bradbury.

E se lanciassimo questa campagna anche in Italia? Chissà se i nostri politici si farebbero commuovere…!