LA BIBLIOTECA. UNA STORIA MONDIALE – Recensione di Matteo Motolese

Vi proponiamo un’interessante recensione del libro La Biblioteca, Una Storia Mondiale.

Archivi che fanno il futuro
Il volume di Campbell e Pryce (architetto e fotografo) spiega funzioni e possibili trasformazioni delle più belle biblioteche
di Matteo Motolese

Biblioteca Angelica di Roma

Per scrivere questo articolo sono andato, come molte mattine della mia vita, alla Biblioteca Nazionale di Roma. La prima cosa che vedo, appena arrivo per lasciare la borsa, è un avvertimento stampato su un foglio di carta incollato con lo scotch sul bancone del guardaroba. Lo conosco già senza leggerlo, perché è affisso lì da mesi e viene ripetuto ossessivamente in ogni posto visibile della biblioteca. Avverte che, secondo quanto stabilito dalla legge, la biblioteca non si configura come biblioteca di pubblica lettura e dunque è vietato portare libri propri e fotocopie all’interno. Non è questo però il vero motivo dell’avviso. La novità è che «fino a nuova disposizione, la norma contemplata nel regolamento verrà rigorosamente applicata». Ci si chiede se un avviso del genere, per come è formulato, sarebbe pensabile nella biblioteca nazionale di un altro paese. Ma soprattutto ci si chiede il motivo di tanta ostruzione al lettore, il motivo per il quale non lo si vuole dentro. Perché viene qui a leggere anche libri propri? E allora? È così grave?
Non si tratta di una scelta individuale, ovviamente, ma di un modello. Se si vuole ragionare sul futuro delle biblioteche fisiche nel mondo delle biblioteche digitali è da qui che bisogna partire. Dai modelli. Dalle idee di biblioteca che, nel nostro paese, si sono avute negli ultimi decenni. Luoghi di conservazione prima di tutto, di mantenimento della memoria. Che è una cosa sacrosanta, intendiamoci, ma che mi pare abbia progressivamente fatto marginalizzare un’idea forse altrettanto importante, soprattutto nel cambiamento che stiamo vivendo: l’idea di condivisione, di promozione, di rilancio, di potenziamento. Che è stata delegata principalmente alle biblioteche minori mentre dovrebbe essere affidata alle massime istituzioni del paese preposte alla gestione della cultura scritta. Anche per questo ogni restrizione dei fondi, ogni accorpamento e chiusura – nonostante le continue lamentele degli addetti ai lavori – cade sostanzialmente nel vuoto. Non c’è, nella pubblica opinione, l’idea che la biblioteca sia un moltiplicatore di cultura. E invece un paese che investe su sé stesso, che punta ad aumentare la condivisione di cultura scritta, dovrebbe usare le biblioteche come dei simboli: riconoscibili, visibili, pronti ad accogliere.
Sono queste le riflessioni che suscita la lettura del libro, bellissimo, La Biblioteca. Una storia mondiale di James V. P. Campbell e Will Pryce (Einaudi). Il primo è uno storico dell’architettura; il secondo uno dei più apprezzati fotografi internazionali. Insieme hanno viaggiato nel mondo per descrivere ottantadue biblioteche in ventuno paesi.
Solo dieci anni fa l’idea di un libro del genere sarebbe stata puramente accademica; oggi assume il fascino di un reportage su una pratica a rischio estinzione, che occupa gli umani da millenni: conservare, tramandare e condividere la loro produzione scritta. Potrei dedicare il resto dell’articolo a riassumere il contenuto del libro. Dare conto dei modi nei quali – nel corso dei secoli – si sono trovate soluzioni per combattere nemici dei libri come muffe, animali, ladri: creando correnti d’aria, allevando piccoli predatori d’insetti, incatenando i volumi. Oppure come la trasformazione di banchi e scaffali racconti l’evoluzione delle modalità di lettura. O ancora come – ma sarebbe masochismo – le ultime biblioteche italiane degne di essere fotografate nel pantheon tracciato dal libro siano sei-settecentesche (due gemme romane: Casanatense e Angelica). Mi pare più interessante però spostare l’attenzione sulle biblioteche costruite quando era già chiara la mutazione in atto. Perché infatti uno stato dovrebbe investire enormi somme per costruire edifici che, tra un paio di generazioni, potrebbero perdere di senso?
Sono descritte nell’ultimo capitolo e sono state costruite dal 2001 a oggi in Europa (Paesi Bassi, Germania, Regno Unito), Asia (Giappone, Cina), America del Sud (Messico). Per quanto diverse, sono accomunate dall’idea di un’osmosi profonda tra l’atto singolo della lettura e il ruolo sociale della condivisione. Luoghi ben riconoscibili in cui i linguaggi si mischiano, come la nuova biblioteca multimediale a Cottbus, ex Germania dell’Est, che di notte si illumina come una lanterna. Con spazi pensati non solo per la lettura ma anche per lo scambio di idee. Edifici in cui la conservazione – sempre più complessa: oggi si pubblica più carta di ieri – è unita alla facilità di accesso e alla bellezza degli ambienti. È chiaro infatti che la biblioteca, in futuro, non potrà più essere solo il luogo in cui andare a leggere qualcosa che non si potrebbe trovare altrove. Anche oggetti unici, come i manoscritti, sono spesso ormai consultabili in digitale da casa (in Italia ci sono ottimi esempi in tal senso). Ma dovranno essere sempre di più luoghi di scambio, di lavoro, di accesso ai molti canali attraverso i quali viene veicolata la cultura di gruppi più o meno ampi di persone. Sarebbe bello che questo passasse attraverso forti interventi nel sistema delle nostre biblioteche, a partire da quelle nazionali, per trasformarle sempre più in piazze che attraggano chi è fuori: luoghi in cui valorizzare in modo visibile quell’atto comune e fondamentale in ogni società che non è solo il leggere ma il pensare.

Da Il Sole Domenica 12.4.15
James V. P. Campbell e Will Pryce,
La Biblioteca. Una storia mondiale,
Torino, Einaudi, pagg. 328, € 75,00

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Lettere d’amore alle biblioteche/2

Ricordate il nostro post sulle lettere d’amore alle biblioteche?

love-letters

Il famoso quotidiano inglese The Guardian, prendendo le mosse dal Book Week Scotland, ha lanciato un’interessante iniziativa per celebrare il valore delle biblioteche: dopo il tributo di personaggi famosi alle proprie istituzioni preferite, anche i lettori del quotidiano sono stati invitati a lasciare un proprio pensiero, nato da esperienze memorabili e profondamente formative.

Alcune “lettere” sono realmente emozionanti, e raccontano il rapporto umano, sentimentale, che le persone instaurano con i libri, le biblioteche e i bibliotecari.

Si scrive per esempio della gioia di avere uno spazio pubblico dove “essere bombardati” dall’intero mondo della letteratura, gratuitamente:

C’è una sorta di cameratismo in biblioteca. Escludendo l’occasionale, imbronciato scolaro costretto lì per un compito, tutti sono lì per scelta e per un interesse condiviso. […] Se il cioccolato è il cibo dell’amore, una volta ho visto qualcuno dare una reale lettera d’amore a una biblioteca. Un senzatetto davanti a me in coda per la scrivania ha consegnato ai bibliotecari una barretta di cioccolato formato famiglia. – Perché sono sempre felice di essere qui – ha detto, con la mano, fisicamente, sul cuore.”

Qualcun altro considera la biblioteca come un rifugio e una fonte d’ispirazione:

Ho scritto un libro là, che è stato appena pubblicato. La biblioteca mi ha dato un posto in cui lavorare, persone da cui essere circondato, e ciò che è più importante, scaffali pieni di libri da leggere quando stavo lottando per il mio. Le biblioteche non cercano di venderti qualcosa per soldi, cercano piuttosto di vendere l’idea che imparare è meraviglioso e che leggere è meraviglioso. A volte anche senza scopo o alcun obiettivo in mente, eccetto quello di perdersi nei libri.

Altri non riescono ad immaginare la propria vita senza di essa:

Non c’è niente come l’odore della biblioteca. Quella combinazione di legno, smalto e carta rilegata. E’ un profumo che mi riporta indietro nel tempo alla mia piccola biblioteca locale nel nord-est dell’Inghilterra. […] Ero il terzo di sette figli, non avevamo libri o dizionari in casa. Tutto quello che ho imparato è stato appreso dalla lettura di un libro preso in prestito. Con un piccolo biglietto blu di cartone potevo nascondermi nella mia camera ed esplorare mondi che non avrei mai conosciuto se non fossi stato in quella biblioteca. Essa mi ha dato una direzione, portandomi ad amare la lingua, la poesia e l’apprendimento. Sono ora un insegnante in grado di trasmettere questo stesso amore a un’altra generazione.”

L’amore quindi: per le parole, per lo stesso aspetto materiale del libro, per i mondi sconosciuti che esso ci dischiude. La biblioteca come “dreamscape”. Ma anche biblioteche che si reinventano:

Lewisham phone box

Amo questa biblioteca (la Lewisham Micro Library di Londra). La cabina telefonica è stata acquistata dalla Brockley Society e trasformata in una biblioteca. E’ gestita da volontari ed è incredibilmente ben frequentata. Aperta 24 ore al giorno, completamente gratuita. Come fa a non piacere?”

Noi invece vorremmo riportare qui il piacevole ricordo di due biblioteche americane, entrambe della cittadina di Davenport, in Iowa: una è la little free library al centro di un piccolo parco; la seconda, ben diversa, è la biblioteca della St. Ambrose University:

Vi abbiamo conosciuto lo scorso dicembre, dopo ben 18 ore di viaggio!! In una città sul grande fiume Mississippi, dove sembrava non esserci niente, tutta la nostra permanenza è stata concentrata sull’Università e la sua biblioteca, anche in virtù di quello che era il motivo per cui ci trovavamo lì. Indimenticabile è stata la cortesia di bibliotecari e professori; ci ha stupito l’orario notturno della biblioteca, sempre a disposizione degli studenti; ci ha meravigliato l’estrema valorizzazione di esemplari librari che noi considereremmo di minor valore. La little free library è capitata per caso…solitaria e così umilmente funzionale…aspettava pazientemente qualcuno, son capitati solo due turisti ignari ma eccentricamente felici!”

Little free library Davenport   LibrarySt. Ambrose University Library2

St. Ambrose University Library4   St. Ambrose University Library

Altre lettere d’amore le trovate a questo link.

E se volete invece anche voi condividere le vostre esperienze, non esitate!! Non saremo il The Guardian ma che importa?

Intanto, BUONA LETTURA!!!!

Biblioteche Abbandonate

Tanti discorsi sulle biblioteche che si svuotano: ecco come potrebbero apparire fra qualche anno le nostre amate raccolte librarie! Alcune immagini selezionate per voi da Librarea: la prima serie documenta la triste sorte di una biblioteca pubblica nell’ex-unione Sovietica, che dopo il crollo non è più stata convertita o riutilizzata. La seconda serie di foto, che ritrae invece una biblioteca pubblica americana a Detroit lasciata al suo destino, è stata leggermente ‘modificata’, con la sovrapposizione di immagini d’epoca che mostrano il luogo ancora attivo e funzionale. Visibile anche la tessera-prestito di un anonimo lettore, nato nel 1955. Godetevi queste tristi, ma anche affascinanti immagini!

There’s a lot of talk about libraries losing customers: this is what our beloved book collections might look like in a few years! Some pictures selected for you by Librarea: the first set documents the sad fate of a public library in Russia. After the fall of the former regime, the building was never converted nor reused. The second set of photos, which portrays an American public library in Detroit, has been slightly ‘modified’ by adding period photos that show the building when it was still active and functional. There is even a library card of an anonymous reader born in 1955. Enjoy these sad though fascinating photos!

Ex Urss

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Detroit, USA

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