Biblioteche e bibliotecari: l’antidoto alla spersonalizzazione del gadget

La cosa più importante in una tecnologia è come cambia le persone”.
Con questo assunto di base inizia il libro “Tu non sei un gadget” di Jaron Lanier, guru dell’era digitale, profondo pensatore dei rapporti tra tecnologia e società e pioniere della realtà virtuale. tu_non_sei_un_gadget_particolare
Libro che, seppur a tratti non di agevolissima lettura, mi ha molto colpito, perché un po’ fuori dalle righe.
Soprattutto perché mette in discussione temi, legati alla cultura “open”, che si da per scontato siano universalmente e in ogni caso validi, e che è evidente che permeeranno e determineranno il nostro futuro sistema informativo (in realtà lo stanno già facendo).
La filosofia “open” dilagante determinerà in maniera crescente anche il futuro delle biblioteche ovviamente, e la futura gestione della conoscenza. Le implicazioni sembrano tutte positive, ma dovremmo anche pensare a quale sarà la contropartita di un sapere aperto, di una conoscenza “liberata”, quasi slegata da chi l’ha prodotta e dal contesto entro cui è stata prodotta.
Leggendo il suo libro non si può fare a meno di chiedersi cosa avrebbe da dire Lanier sul ruolo delle biblioteche ai tempi del Cloud Computing, dei Creative Commons e dei Wiki.
Il suo approccio “umanistico”, contrario a quello che lui chiama “totalitarismo cibernetico” (fautore dell’open source), diffida per esempio da progetti di crowdsourcing che esaltano l’intelligenza collettiva (un esempio fra tanti, Wikipedia), come se da quest’ultima potessero scaturire contenuti più di qualità che dal lavoro intellettuale e creativo di un singolo individuo.
Egli non ha tutti i torti nell’affermare che se Wikipedia “dovesse scomparire dall’oggi al domani, informazioni paragonabili continuerebbero per la maggior parte a essere disponibili, solo in forme meglio contestualizzate, con una visibilità superiore degli autori e un maggior senso dello stile e della presenza” (p. 187).
I bibliotecari dovrebbero salvaguardare aspetti quali il legame con il contesto, l’educazione dell’utente all’affidabilità della fonte e la creatività individuale. keyboard-1395316__340I bibliotecari dovrebbero insegnare alle persone ad essere “soltanto” persone in un’era sempre più digitale in una maniera totalizzante. Essere persone significa essere capaci di pensare e di valutare, soprattutto vedere, per usare le parole di Lanier, oltre le possibilità locked in (ovvero in parole semplici predeterminate), offerte dai software. Facebook è solo Facebook, il nostro profilo non rappresenta noi; Wikipedia è forse solo la scadente copia di ciò che già esisteva, un’enciclopedia. Cambiare visione sulle cose, cercare di essere creativi, al di là di ogni mash up della tradizione pre-digitale, è l’auspicabile invito di Lanier.
In un’intervista fatta da Jessamyn West (nota bibliotecaria e blogger americana, creatrice di librarian.net) Lanier afferma che se fosse un bibliotecario, guarderebbe alla biblioteca da un punto di vista esperienziale, cioè si chiederebbe: “qual è l’esperienza di cui abbiamo bisogno per continuare ad essere umani, ora che la disponibilità dell’informazione non è più un problema?”.
La sua risposta sarebbe quella di concepire le biblioteche come spazi di pensiero per la civilizzazione.
Ciò significa che abbiamo ancora bisogno di pensare e di difendere la nostra individualità, qualunque cosa accada.
Che dovremmo solo rifiutarci di essere un frammento anonimo tra tanti nella mente alveare del cloud.

BIBLIOTECARI: UNO, NESSUNO, CENTOMILA

Non si sa più come difendere la dignità delle biblioteche e dei bibliotecari, pubblici e non.

Chiunque, con altezzosa convinzione, crede di impartire lezioni all’ormai “inutile” bibliotecario i cui tempi “migliori” sono, a loro dire, ormai passati.

“A che servono le biblioteche? Tante sono le alternative ad esse!” ti esprimono con vigore.

E ti argomentano tutto così bene che tu a tratti cedi dinnanzi alle loro inscalfibili tesi. O semplicemente lasci perdere, perché sarebbe troppo complicato spiegare. Troppo complicato e troppo idealista seminare qua e là un po’ di sana consapevolezza.

Allora ti fai questo discorso ingarbugliato e contraddittorio (per oggi hanno vinto loro insomma!):

è necessario modellare i propri servizi sugli utenti (si, ma fino a che punto?), indagare quali siano le aspettative che questi ripongono sulla biblioteca (queste aspettative corrispondono al modo in cui pensiamo il nostro ruolo e la nostra funzione educativa? E se viaggiamo su binari differenti?).

In questo rimodellamento è comunque fuor di dubbio la funzione educativa della biblioteca, che difendiamo strenuamente. Mi sembra che però oggi per il bibliotecario ci siano 1000 ruoli, ma alcuni piuttosto indefiniti.

Ci sono, per esempio, nicchie di utenti i cui bisogni la biblioteca non riuscirà mai a soddisfare? O che non riesce ora a soddisfare? Certo, la mutevolezza dei tempi non aiuta. Credo che la progettualità, il fare, che con il fare si esplica, le nuove capacità mnemoniche e cognitive (prodotti delle nuove tecnologie) debbano richiamare sempre più la nostra attenzione.

Una definizione di ciò che la biblioteca e il bibliotecario possono concretamente fare oggi, ancora, secondo me, stenta a questo proposito ad emergere.

E le biblioteche silenziose…ancora reggono al dinamismo, alla voglia di condivisione e conversazione, degli utenti? La conoscenza è ancora subordinata al silenzio? Io la immagino sempre più spesso come il fulcro di molteplici connessioni, e di stimoli che passano velocemente, sedimentando nel nostro cervello minuscole briciole, provenienti dalle fonti e dai luoghi (web e no) più disparati e impensabili.

Il bibliotecario è mediatore, sì, ma riesce a stare dietro a tutto questo?

Quale il ruolo della biblioteca in una realtà per esempio atipica (basata su un tipo di apprendimento differente) in cui i libri non sono la fonte principale da cui trarre conoscenza?

Allora, come difendere la dignità delle biblioteche, e rimanere quindi bibliotecari fedeli ai nostri principi?

Webinar: una nuova arma nell’arsenale del bibliotecario

Stanno investendo il web come un fiume in piena. Ne parlano gli esperti di marketing, gli addetti alla comunicazione e… li stanno solo ora scoprendo i bibliotecari. Stiamo parlando dei webinar, l’ultima tendenza nella diffusione del sapere, che sta imperversando tra le fila della rete.

Ma cos’è esattamente un webinar, e come può essere utile alle biblioteche/bibliotecari, soprattutto ora che quasi tutte le istituzioni sono connesse in remoto? Partiamo da una definizione: la parola webinar deriva da una commistione tra gli inglesi web e seminar (la lezione, il seminario accademico). Facile comprendere quindi che si tratta di un corso trasmesso non secondo i tradizionali canali della lezione frontale, bensì mediante la rete internet.

Come si accede a un webinar

Ogni webinar deve necessariamente avere un organizzatore. La persona che decide di tenere il seminario virtuale deve quindi ‘organizzarlo’ mediante un software (alcuni sono gratuiti, altri a pagamento) che registra in video la lezione e la diffonde ai computer di chi vi ‘partecipa’. Sarà inoltre il software a comunicare a chi desidera partecipare il link a cui seguire il seminario. Il tutto avviene mediante una mail, che l’organizzatore può anche corredare di ulteriori materiali quali slides, PDF, ecc. Il webinar, è bene ricordarlo, è un evento ‘live’, avviene cioè in tempo reale: chi parla viene ascoltato da chi si è sintonizzato, che può mediante uno strumento chat interagire con l’organizzatore. Spesso infine, chi tiene i webinar, può decidere di fornire un replay a chi non ha potuto seguire l’evento in diretta, ma si era precedentemente registrato.

Vantaggi 

L’indubbio vantaggio del webinar è la sua natura di strumento remoto. La necessaria presenza fisica a una lezione, a una conferenza, a un convegno, vengono rese superflue dall’utilizzo di internet, che permette a chiunque possieda un dispositivo collegato di prendere parte all’evento. Sicuramente positiva è inoltre la possibilità di utilizzare lo strumento chat, che consente di dialogare con chi tiene la lezione, solitamente nella sessione finale di Q & A. Utilissima, infine, la messa a disposizione per gli ‘assenti’ di un replay della conferenza, da poter guardare e riguardare a proprio piacimento, nei tempi più consoni allo spettatore.

Vantaggi … per le biblioteche 

I vantaggi appena elencati sono indubbi anche per le istituzioni bibliotecarie. Le possibilità sono innumerevoli, basta solo da parte dei bibliotecari un pizzico di fantasia! Il webinar potrebbe essere utilizzato come strumento per far conoscere particolari collezioni, con ‘puntate’ dedicate a determinati settori della raccolta che spieghino agli utenti come utilizzarla e le risorse che essa contiene. Il webinar potrebbe essere utilizzato come servizio streaming per eventi organizzati in loco dall’istituzione (conferenze, incontri con gli autori), a cui l’utente potrebbe così partecipare da casa. Il webinar potrebbe essere utilizzato per i bibliotecari stessi a fini di aggiornamento, come strumento mediante il quale seguire corsi e tenersi al passo con le ultime tendenze. Insomma, le opportunità sono infinite…

Vantaggi per le biblioteche … italiane!

Le biblioteche americane, come volevasi dimostrare, sono sempre in prima linea quando si tratta di utilizzare strumenti tecnologicamente avanzati. Quindi, anche il webinar è stato da subito utilizzato dalle raccolte librarie come utile ausilio nel dialogo con gli utenti. Non ci resta che ‘guardare e imparare’ da chi ci precede, sempre con occhio attento alle novità.

Ecco alcuni esempi a cui ispirarci:

La PLA – Public Library Association, divisione dell’ALA – American Library Association, mette a disposizione sul suo sito sia on-demand webinars che live webinars (alcuni a pagamento, altri gratuiti), inseriti nella sezione dell’e-learning. Le tematiche sono varie, spaziando dal marketing alla literacy, dalle linee guida per lo sviluppo delle collezioni ai consigli di lettura per gli utenti.

Anche l’OCLC – Online Computer Library Center rende disponibili tutta una serie di webinar sull’uso delle nuove tecnologie in biblioteca.

Interessante anche il sito FLW – Florida Library Webinars, che nasce da un programma gestito dal Tampa Bay Library Consortium con il fine di fornire strumenti di aggiornamento professionale permanente allo staff di tutte le biblioteche della Florida.

A questo punto non ci sono scuse che tengano. Non serve altro per la creazione di un webinar: una semplice connessione, un po’ di spirito innovativo da parte dei bibliotecari, e la biblioteca perde le proprie mura, si butta in rete e raggiunge anche il più lontano degli utenti.