LA BIBLIOTECA “ON THE GO”

LASIO ROBERTA, “COME USARE LE APP IN BIBLIOTECA”, MILANO, EDITRICE BIBLIOGRAFICA, 2015

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Negli scorsi mesi abbiamo trattato l’argomento delle app in biblioteca in diversi post.

Questo è invece un po’ autoreferenziale, perché parla del mio libro, che tratta appunto delle “accezioni biblioteconomiche” di app di uso comune, e che dai precedenti post ha tratto ispirazione. La consapevolezza e l’intuizione delle ancora inesplorate potenzialità delle tecnologie mobili in ambito bibliotecario mi ha portato ad indagare più a fondo sullo status quaestionis, in Italia sì (ma in questo caso il materiale non era sufficiente), ma soprattutto in relazione alle best practices americane. Cosa ho trovato? Centinaia di esempi, papers, siti, pubblicazioni, anche blog che trattavano l’argomento. Mi si è in pratica aperto un mondo, che mi piacerebbe, anche in futuro, approfondire.

Ma torniamo al mio libro: il concetto di base è la necessità di un maggiore engagement dell’utente, il quale deve vedere la biblioteca come un’istituzione disposta a modificarsi in virtù dei nuovi bisogni informativi della comunità. Bisogni informativi gradualmente (ma non troppo gradualmente in realtà) modificatisi nell’ultimo decennio (a una cui lucida analisi non deve sottrarsi il bibliotecario). Già col web la conoscenza (come anche afferma Weinberger nel suo libro “La stanza intelligente”) ha cambiato la propria natura, privilegiando una nuova mentalità della condivisione e un modello di networking in cui le idee viaggiano caoticamente e in gran numero senza essere disciplinate o intermediate.

Con il mobile diventa imprescindibile il bisogno dell’informazione “on the go”, in qualunque momento e in qualunque luogo. Piccole pillole informative quotidiane sono ciò verso cui sta andando la conoscenza e l’apprendimento. Mi chiedo a questo punto: le app possono configurarsi come strumento di intermediazione e di riduzione (anche del tempo di ricerca) in un contesto, quale quello del web, di sovraccarico informativo? Molte app che cito nel libro svolgono proprio la funzione di ordinare secondo specifiche categorie la molteplicità e la diversità (ne è un esempio Zite, o Flipboard).

Non si può quindi pensare che il concetto stesso di biblioteca non muti: sarebbe cioè anacronistico ritenere che essa debba ancora (o soltanto) conservare gelosamente e tramandare la tradizionale accezione di conoscenza (quella conoscenza veicolata e plasmata dal medium libro). Le biblioteche oggi non sono più avulse dal mondo esterno: le loro pareti cominciano a sgretolarsi, o sono ora edifici senza finestre, da cui entra il caotico turbinio delle opinioni, delle conversazioni, delle condivisioni. Il bibliotecario deve però conservare il suo ruolo di moderatore, pur con mezzi differenti rispetto al passato, pur con competenze che continuamente necessitano di essere aggiornate.

A maggior ragione le competenze dei bibliotecari devono a mio parere viaggiare verso una conoscenza più approfondita delle tecnologie mobili e delle applicazioni mobili, perché molte sono le opportunità che in questo senso possono dischiudersi, come cerco di spiegare nel libro. I bibliotecari sono i veri agenti del cambiamento: quest’ultimo nasce dalla volontà, dalla passione, dalla speranza di un mondo migliore, verso cui noi siamo responsabili attraverso gli strumenti informativi che riusciamo a mettere a disposizione dell’utente e della comunità.

Gli esempi d’uso delle applicazioni riportate nel libro, accuratamente scelti e ricercati, vogliono spingere il bibliotecario a far parlare l’utente (le applicazioni sono uno strumento di reference!), a farlo quasi giocare e interagire attivamente con i servizi bibliotecari, al fine di apprendere.

Inutile citare nuovamente le app. Leggete il libro e inviatemi dei feedback.

Vi invito anche a scoprire le funzionalità “biblioteconomiche” delle vostre app preferite e a suggerirmele nei commenti.

Mi auguro insomma si possa tanto discutere di questi nuovi “oggetti” biblioteconomici, così da inglobare, noi bibliotecari, anche (perché no!) la funzione di app advisor, come auspicato di recente da lungimiranti studiosi americani.

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